Riepilogo Contenuti

I Tenenbaum
I Tenenbaum, uscito nel 2001, è il film che ha fatto conoscere Wes Anderson al grande pubblico. Racconta di una famiglia disfunzionale ed è un compendio di tutti gli elementi che definiscono l’inconfondibile stile del regista texano: immaginari forti, una maniacale cura dell’inquadratura, simmetrie, zoom prepotenti. E ovviamente anche un determinato font. Wes Anderson infatti ha passione dichiarata per il Futura, tanto da averlo utilizzato in quasi tutti i suoi film e cortometraggi.
Moonrise kingdom
Un grande regista sa anche quando abbandonare I suoi feticci, e come farlo bene. Così al suo settimo lungometraggio, Moonrise Kingdom uscito nel 2012, Wes Anderson abbandona il Futura, il font che lo aveva accompagnato fino a quel momento. Per disegnare i titoli di questa fiabesca storia d’amore tra adolescenti – lo stesso Anderson ha ammesso che è la storia che aveva sempre sognato di vivere a quell’età – il regista si affida invece alla lettering artist Jessica Hische.
Gran Budapest Hotel
Wes Anderson ha un talento particolare: riesce magnificamente a ricreare su pellicola piccoli mondi sospesi tra la fiaba e un personale immaginario vintage. In passato Anderson ci aveva fatto immergere in ambienti casalinghi o ci aveva ospitato in una barca con tutto il suo equipaggio, in The Gran Budapest Hotel, presentato alla Berlinale del 2014, il regista offre alla nostra vista addirittura un’intera nazione.
L’isola dei cani
Uscito nel 2018, L’isola dei cani (Isle of Dogs) è il secondo film di animazione di Wes Anderson, girato in stop-motion (qui avevamo raccontato di questa e altre tecniche di animazione). Ambientato in Giappone, il lungometraggio racconta di un futuro distopico in cui tutti i cani di Megasaki City vengono confinati in un’isola a causa di una nuova influenza canina.
